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Indice degli articoli di questo numero della rivista:
3 Wijk aan Zee – La rivincita di Abdusattorov
di Ian Rogers
10 Tata Challengers – Il 15enne Woodward si impone
di Alessio Valsecchi
14 Wijk aan Zee – “Niente scacchi su un pianeta morto”
15 Mondiali veloci – Carlsen, quinta doppietta
di Mauro Barletta
21 Germania – Magnus re anche nel Freestyle
23 Il lutto – Jan Timman, l’olandese volante
24 Europei veloci femminili – Roebers con furore
25 Esercizi facili e di livello medio
di Roberto Messa
28 Soluzioni esercizi facili e di livello medio
29 Didattica – La modernità di Capablanca
di Riccardo Del Dotto
34 Didattica – Mosse di arretramento vincenti
di Andrea Stella
40 Teoria – Il pedone di Donna isolato: l’attacco (2ª p.)
di Luigi Santolini
45 Brevi dal mondo
46 Parma – Plat re nella “Città della cultura”
47 Palmanova – Larkin la spunta al fotofinish
48 Robecchetto con Induno – Massironi sale in cattedra
50 Brevi dall’Italia
51 Amarcord – Stato mentale “alla Wellington”
di Ian Rogers
59 Calendario
L’editoriale di apertura di questo numero:
Il dopo Timman
La morte di Jan Timman non chiude soltanto la vicenda sportiva di uno dei più forti giocatori europei di fine Novecento; segna piuttosto la distanza ormai evidente tra due modi diversi di diventare giocatori di vertice. Timman fu protagonista in un periodo di passaggio: l’era sovietica non era ancora finita, i computer stavano entrando nella preparazione, ma la formazione restava fondata soprattutto sull’esperienza accumulata davanti alla scacchiera. Il repertorio si costruiva lentamente, la comprensione strategica precedeva la verifica tecnica e la carriera aveva tempi lunghi, quasi naturali.
Proprio per questo la sua parabola agonistica appare oggi istruttiva. Timman apparteneva a quella generazione di grandi maestri che cercavano coerenza tra idee e mosse e, anche quando la preparazione informatica iniziò a incidere in modo significativo, rimase competitivo grazie alla qualità delle decisioni più che alla velocità di calcolo.
Se ci si sposta all’attualità, il quadro è sensibilmente diverso. I recenti titoli mondiali Rapid, Blitz e Freestyle conquistati da Magnus Carlsen mostrano come il giocatore di vertice contemporaneo sia definito soprattutto dalla capacità di mantenere lo stesso rendimento in contesti differenti. Non è più decisiva la fedeltà a uno stile: conta la continuità della prestazione. Il campione norvegese non domina perché trova sempre la mossa migliore: la versatilità è diventata il vero parametro della sua forza.
Dentro questo scenario si collocano anche i recenti risultati del tradizionale Tata Steel. Alla vittoria del 21enne e già affermato Abdusattorov nel Masters si affiancano segnali forse ancora più indicativi: l’ottimo esordio nel gruppo principale del 14enne turco Yagiz Kaan Erdogmus, ormai vicino ai 2700 punti Elo; nel Challengers il successo del 15enne statunitense Andy Woodward e la buona prova del 12enne argentino Faustino Oro, che ha sfiorato la terza e definitiva norma GM. Più che exploit isolati, sono tappe di un percorso accelerato verso il professionismo.
Osservate insieme, queste vicende raccontano un cambiamento nei tempi dell’apprendimento. Timman apparteneva a un’epoca in cui si diventava forti attraverso una progressione lunga e personale; Carlsen interpreta un presente fondato sull’adattabilità continua, oltre che su pratica e preparazione; la nuova generazione entra direttamente nella fase finale del processo di crescita. Gli scacchi non sono diventati né più semplici né più complessi: è cambiata la velocità con cui si arriva a capirli davvero, soprattutto per chi comincia presto e sceglie con decisione di farne il proprio mestiere.
Dario Mione
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