L’incendio suo seguiva ogne scintilla; / ed eran tante, che ’l numero loro / più che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla. Dante Alighieri (VV. 91-93, XXVIII, Paradiso, Divina Commedia, 1321) Si narra da sempre un’antica leggenda sulla nascita degli scacchi. In essa — voi tutti lo saprete — si parla di certi chicchi di grano come compenso per l’invenzione del glorioso passatempo; e pare che questi fossero in numero impossibile da racimolare, sicché, per l’appunto, ecc. ecc. (1) Ma io so invece di un’altra e più affidabile versione che vorrei qui raccontarvi, sempre che abbiate spirito di ascoltarla e darle credito... «Da sempre sono uomo di modeste ambizioni» disse, sornione, l’astuto bramino Sussa Ibn Dahir al-Hindi al suo potente sovrano, il sassanide Khusraw II di Persia, detto Parwiz o “Il vittorioso”, che conquistò Damasco, Gerusalemme e Alessandria e regnò incontrastato dal 590 al 628 d.C. «Sono uomo modesto», disse, «e perciò, mio re, in cambio del dono eterno del gioco degli scacchi, chiedo nient’altro che un misero compenso per ogni quadrato di scacchiera, null’altro che questo: un chicco di grano, mio signore, per la casa su cui siede la torre di donna de’ bianchi; due chicchi di grano, mio signore, per la casa su cui siede il cavallo di donna de’ bianchi; quattro chicchi di grano, mio signore, per la casa su cui siede l’alfiere di donna de’ bianchi; otto chicchi di grano, mio signore, per la casa su cui siede la donna de’ bianchi; sedici chicchi di grano, mio signore, per la casa su cui siede il re de’ bianchi; [...] la vita del tuo migliore stallone, mio signore, per la casa su cui siede la donna de’ neri; la vita della tua serva prediletta, mio signore, per la casa su cui siede il re de’ neri; la vita di tua moglie, mio signore, per la casa su cui siede l’alfiere di re de’ neri; la vita dei tuoi figli, mio signore, per la casa su cui siede il cavallo di re de’ neri; la tua stessa vita, mio signore, per la casa su cui siede la torre di re de’ neri; la tua anima, infine, mio signore, per tutti i pezzi e la scacchiera.»

(1) La leggenda più diffusa sull’origine degli scacchi vuole che il bramino inventore del gioco, dopo averne fatto dono a Sua Maestà, abbia chiesto come ricompensa una progressione geometrica di chicchi di grano di questo tipo: un chicco per la prima casa, due chicchi per la seconda, quattro chicchi per la terza e così via (ossia: 20+21+22+23+...+263), sino all’impronunciabile ammontare di 18’446’744’073’709’600'000. Non potendo accogliere una tal richiesta, e sentendosi beffato, si racconta che il sovrano ordinò la decollazione dell’impudente suddito; altre fonti, ben più benevole, sostengono che l’ingegnoso scherzo valse al bramino la promozione a primo consigliere di palazzo.
