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Gli scacchi classici sono morti?

2025-08-05 12:39

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Tornei e campionati di scacchi,

Gli scacchi classici sono morti?

Cadenze rapide, tornei di scacchi Freestyle e alla World Cup degli Esports, preparazione delle aperture supportata dall'intelligenza artificiale... Quale sarà

Gli scacchi classici sono morti?
del maestro Roberto Albanesi

È la terribile domanda che l’editoriale del numero di luglio-agosto di Torre & Cavallo Scacco poneva ai lettori commentando l’episodio al termine della Gukesh-Carlsen: in zeitnot Carlsen sbaglia; Gukesh, pure lui in zeitnot, risponde correttamente e Magnus capisce di aver perso, sbatte il pugno sul tavolo, poi stringe frettolosamente la mano a Gukesh in segno di resa e se ne va velocemente.
Cosa ha provocato la scomposta reazione del numero 1? Un po’ come se Sinner dopo una sconfitta in finale con Alcaraz rompesse in malo modo la racchetta al verificarsi del punto decisivo. Penso che nella “vicenda Carlsen” le cose siano però un po’ più complicate.
Psicologicamente parlando, penso che la causa non sia stata la sconfitta in sé, quanto il modo in cui è maturata. Partita vinta, zeitnot, mossa errata, sconfitta. Carlsen ha lasciato intendere (e Nakamura sembra essere dello stesso avviso) che saranno sempre meno i tornei classici a cui parteciperà. Indirettamente, ha fatto capire che non ha senso giocare una partita classica quando poi si ha solo un incremento di 10 secondi per mossa. In altri termini, sono due modi diversi di giocare: costruire una bella partita e poi sbagliare per un incremento che di classico non ha nulla, fa perdere fiducia nella cadenza classica, anche perché nella prima fase si procede lentamente (e, probabilmente, per professionisti come Carlsen anche noiosamente), poi si deve cambiare attitudine mentale e giocare molto rapidamente. Un po’ come un maratoneta che deve giocarsi tutte le gare più importanti con lo sprint negli ultimi 100 metri, cercando di staccare l’avversario di turno.
Se si gioca rapid o blitz è ovvio che si possano lasciare pezzi in presa, prendere doppi ecc., soprattutto se non si è Carlsen! Ormai i motori hanno dimostrato che gli scacchi a tempi superveloci non sono per gli umani. Sulla mossa decisiva con soli 10 secondi gli errori sono talmente tanti che un 2700 con 10 secondi a disposizione probabilmente gioca come un 1900 con 10 minuti. E non è un bello spettacolo.
Cosa comporta il fatto che i tempi si accorciano sempre più? Diverse sono le conseguenze.

La didattica scacchistica deve cambiare
Negli scacchi 3.0 (quelli del XXI sec., per intenderci) i finali utili sono solo quelli elementari perché, per quelli più complessi, è dimostrato dalle gaffe dei SuperGM che non possono essere giocati in modo preciso, se il tempo è scarso; le aperture sono state ridimensionate, anche in questo caso basta la sintesi esperienziale acquisibile in 20-30 minuti su una determinata apertura (la sintesi esperienziale è praticamente il riassunto di una monografia redatta da un forte giocatore o dall’intelligenza artificiale) e, anche se in partita si esce dall’apertura con uno svantaggio di 0.50, c’è tutto il tempo di rimediare, visto che il nostro avversario, causa il tempo ristretto, non giocherà sicuramente le mosse migliori. Idem dicasi della strategia, la cui utilità non va oltre quella che si apprende nella prima fase di approccio agli scacchi. Sicurezza del Re, attività dei pezzi, materiale sono (a detta di Ramesh, ma concordo) i tre fattori più importanti e sono fattori che si basano almeno all’80% sulla tattica. Il problema è che insegnare la tattica non è certo facile; se è banale elencare tutti i temi tattici più importanti, i matti in 2 o 3 mosse ecc., il giocatore medio (ma a tempi ristretti anche il GM) può non vedere ciò che dovrebbe aver imparato. Non a caso, se si analizzano le proprie partite blitz con la revisione di un motore, spesso si trovano errori tutto sommato banali. Cosa cambia nell’insegnamento della tattica? Non ha senso mostrare combinazioni stupefacenti, quanto velocizzare il giocatore a risolvere posizioni tutto sommato facili. Questo l’orientamento degli scacchi 3,0, dove la precisione resta importante, ma cede il passo alla velocità di calcolo e di soluzione della posizione.

Viene meno la sportività del gioco
Con i tempi ristretti diventa fondamentale il concetto di trappola, di continuare sempre e a ogni costo, di giocare sul tempo ecc. Fattori che, inconsciamente, generano nello sconfitto reazioni alla Carlsen. Il gioco online (tipo il 3’+2” o il bullet) crea scacchisti a basso-medio livello che giocano aperture mediocri solo per non studiare, fanno sacrifici scorretti solo per guadagnare tempo sull’orologio, continuano sempre la partita anche quando è irrimediabilmente compromessa perché l’importante non è giocare bene, ma vincere una partita che comunque non conta nulla; ricordo l’anno scorso contro un 1500 ho promosso a tre Donne prima che abbandonasse, sperando fino all’ultimo nello stallo che in una partita classica è un “errore” veramente poco probabile.

L’Elo dovrà essere rivisto
La formula di base del sistema Elo è la stessa per tutte e tre le cadenze (blitz, rapid e classica). La curva usata è quella della funzione logistica, ovvero:
Dove:• EA​ è la probabilità attesa che il giocatore A vinca.• RA​ e RB​ sono i punteggi Elo dei giocatori A e B.Nell’ambito del sistema Elo, l’ampiezza attorno al punto centrale della curva logistica (cioè quanto è o la curva) dipende da un parametro di scala, che nel sistema Elo classico è fissato a 400.In altri termini, se si cambia questo valore, cambia la curva. Ogni scacchista mediamente esperto dovrebbe sapere che, giocando contro un giocatore più forte, si hanno maggiori probabilità di vincere se si restringe il tempo.Magnus ha perso in una partita bullet (1 minuto) contro Faustino Oro, un argentino di 10 anni. È avvenuto durante un evento online su Chess.com nel marzo 2024. All’epoca Oro aveva “solo” 2.325 punti. Il fatto che da allora sulle tre cadenze non è che sia migliorato granché (cioè non aveva un Elo sottostimato quando ha affrontato Carlsen) dimostra che, accorciando il tempo, aumenta la volatilità del risultato, spesso perché si accende quello che Aagaard chiama il Da queste considerazioni discende che la curva Elo non dovrebbe essere la stessa per le tre cadenze. Ecco come appare la situazione con valori di scala, 200, 400 o 600.Osserviamo che una differenza di punteggio Elo di 400 punti dà una probabilità di vittoria praticamente nulla con K=200, una probabilità dell’8% con una scala = 400 e una probabilità del 18% con una scala = 600.Riassumendo, se si vogliono accorciare i tempi di riflessione, si deve modificare la scala con un valore > 400.Del maestro Roberto Albanesi segnaliamo anche un video in cui tratta dei cosiddetti scacchi 3.0 - ovvero di come si sono evolute le tecniche di preparazione nei nuovi scenari dell'agonismo scacchistico: La foto di apertura di questo articolo ritrae Magnus Carlsen in azione alla World Cup 2025 degli Esport: 

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del maestro Roberto Albanesi È la terribile domanda che l’editoriale del numero di luglio-agosto di poneva ai lettori commentando l’episodio al termine della Gukesh-Carlsen: in zeitnot Carlsen sbaglia; Gukesh, pure lui in zeitnot, risponde correttamente e Magnus capisce di aver perso, sbatte il pugno sul tavolo, poi stringe frettolosamente la mano a Gukesh in segno di resa e se ne va velocemente.Cosa ha provocato la scomposta reazione del numero 1? Un po’ come se Sinner dopo una sconfitta in finale con Alcaraz rompesse in malo modo la racchetta al verificarsi del punto decisivo. Penso che nella “vicenda Carlsen” le cose siano però un po’ più complicate.Psicologicamente parlando, penso che la causa non sia stata la sconfitta in sé, quanto il modo in cui è maturata. Partita vinta, zeitnot, mossa errata, sconfitta. Carlsen ha lasciato intendere (e Nakamura sembra essere dello stesso avviso) che saranno sempre meno i tornei classici a cui parteciperà. Indirettamente, ha fatto capire che non ha senso giocare una partita classica quando poi si ha solo un incremento di 10 secondi per mossa. In altri termini, sono due modi diversi di giocare: costruire una bella partita e poi sbagliare per un incremento che di classico non ha nulla, fa perdere fiducia nella cadenza classica, anche perché nella prima fase si procede lentamente (e, probabilmente, per professionisti come Carlsen anche noiosamente), poi si deve cambiare attitudine mentale e giocare molto rapidamente. Un po’ come un maratoneta che deve giocarsi tutte le gare più importanti con lo sprint negli ultimi 100 metri, cercando di staccare l’avversario di turno.Se si gioca rapid o blitz è ovvio che si possano lasciare pezzi in presa, prendere doppi ecc., soprattutto se non si è Carlsen! Ormai i motori hanno dimostrato che gli scacchi a tempi superveloci non sono per gli umani. Sulla mossa decisiva con soli 10 secondi gli errori sono talmente tanti che un 2700 con 10 secondi a disposizione probabilmente gioca come un 1900 con 10 minuti. E non è un bello spettacolo.Cosa comporta il fatto che i tempi si accorciano sempre più? Diverse sono le conseguenze.Negli scacchi 3.0 (quelli del XXI sec., per intenderci) i finali utili sono solo quelli perché, per quelli più complessi, è dimostrato dalle gaffe dei SuperGM che non possono essere giocati in modo preciso, se il tempo è scarso; le aperture sono state ridimensionate, anche in questo caso basta la sintesi esperienziale acquisibile in 20-30 minuti su una determinata apertura (la è praticamente il riassunto di una monografia redatta da un forte giocatore o dall’intelligenza artificiale) e, anche se in partita si esce dall’apertura con uno svantaggio di 0.50, c’è tutto il tempo di rimediare, visto che il nostro avversario, causa il tempo ristretto, non giocherà sicuramente le mosse migliori. Idem dicasi della strategia, la cui utilità non va oltre quella che si apprende nella prima fase di approccio agli scacchi. sono (a detta di Ramesh, ma concordo) i tre fattori più importanti e sono fattori che si basano almeno all’80% sulla tattica. Il problema è che insegnare la tattica non è certo facile; se è banale elencare tutti i temi tattici più importanti, i matti in 2 o 3 mosse ecc., il giocatore medio (ma a tempi ristretti anche il GM) può non vedere ciò che dovrebbe aver imparato. Non a caso, se si analizzano le proprie partite blitz con la revisione di un motore, spesso si trovano errori tutto sommato banali. Cosa cambia nell’insegnamento della tattica? Non ha senso mostrare combinazioni stupefacenti, quanto velocizzare il giocatore a risolvere posizioni tutto sommato facili. Questo l’orientamento degli scacchi 3,0, dove la precisione resta importante, ma cede il passo alla velocità di calcolo e di soluzione della posizione. Con i tempi ristretti diventa fondamentale il concetto di trappola, di continuare sempre e a ogni costo, di giocare sul tempo ecc. Fattori che, inconsciamente, generano nello sconfitto reazioni alla Carlsen. Il gioco online (tipo il 3’+2” o il bullet) crea scacchisti a basso-medio livello che giocano aperture mediocri solo per non studiare, fanno sacrifici scorretti solo per guadagnare tempo sull’orologio, continuano sempre la partita anche quando è irrimediabilmente compromessa perché l’importante non è giocare bene, ma vincere una partita che comunque non conta nulla; ricordo l’anno scorso contro un 1500 ho promosso a tre Donne prima che abbandonasse, sperando fino all’ultimo nello stallo che in una partita classica è un “errore” veramente poco probabile.La formula di base del sistema Elo è la stessa per tutte e tre le cadenze (blitz, rapid e classica). La curva usata è quella della funzione logistica, ovvero:
Dove:
• EA​ è la probabilità attesa che il giocatore A vinca.
• RA​ e RB​ sono i punteggi Elo dei giocatori A e B.
Nell’ambito del sistema Elo, l’ampiezza attorno al punto centrale della curva logistica (cioè quanto è ripida o morbida la curva) dipende da un parametro di scala, che nel sistema Elo classico è fissato a 400.
In altri termini, se si cambia questo valore, cambia la curva. Ogni scacchista mediamente esperto dovrebbe sapere che, giocando contro un giocatore più forte, si hanno maggiori probabilità di vincere se si restringe il tempo.
Magnus ha perso in una partita bullet (1 minuto) contro Faustino Oro, un argentino di 10 anni. È avvenuto durante un evento online Bullet Brawl su Chess.com nel marzo 2024. All’epoca Oro aveva “solo” 2.325 punti. Il fatto che da allora sulle tre cadenze non è che sia migliorato granché (cioè non aveva un Elo sottostimato quando ha affrontato Carlsen) dimostra che, accorciando il tempo, aumenta la volatilità del risultato, spesso perché si accende quello che Aagaard chiama il chaos button.
Da queste considerazioni discende che la curva Elo non dovrebbe essere la stessa per le tre cadenze. Ecco come appare la situazione con valori di scala, 200, 400 o 600.

Osserviamo che una differenza di punteggio Elo di 400 punti dà una probabilità di vittoria praticamente nulla con K=200, una probabilità dell’8% con una scala = 400 e una probabilità del 18% con una scala = 600.Riassumendo, se si vogliono accorciare i tempi di riflessione, si deve modificare la scala con un valore > 400.Del maestro Roberto Albanesi segnaliamo anche un video in cui tratta dei cosiddetti scacchi 3.0 - ovvero di come si sono evolute le tecniche di preparazione nei nuovi scenari dell'agonismo scacchistico: La foto di apertura di questo articolo ritrae Magnus Carlsen in azione alla World Cup 2025 degli Esport: 

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del maestro Roberto Albanesi È la terribile domanda che l’editoriale del numero di luglio-agosto di poneva ai lettori commentando l’episodio al termine della Gukesh-Carlsen: in zeitnot Carlsen sbaglia; Gukesh, pure lui in zeitnot, risponde correttamente e Magnus capisce di aver perso, sbatte il pugno sul tavolo, poi stringe frettolosamente la mano a Gukesh in segno di resa e se ne va velocemente.Cosa ha provocato la scomposta reazione del numero 1? Un po’ come se Sinner dopo una sconfitta in finale con Alcaraz rompesse in malo modo la racchetta al verificarsi del punto decisivo. Penso che nella “vicenda Carlsen” le cose siano però un po’ più complicate.Psicologicamente parlando, penso che la causa non sia stata la sconfitta in sé, quanto il modo in cui è maturata. Partita vinta, zeitnot, mossa errata, sconfitta. Carlsen ha lasciato intendere (e Nakamura sembra essere dello stesso avviso) che saranno sempre meno i tornei classici a cui parteciperà. Indirettamente, ha fatto capire che non ha senso giocare una partita classica quando poi si ha solo un incremento di 10 secondi per mossa. In altri termini, sono due modi diversi di giocare: costruire una bella partita e poi sbagliare per un incremento che di classico non ha nulla, fa perdere fiducia nella cadenza classica, anche perché nella prima fase si procede lentamente (e, probabilmente, per professionisti come Carlsen anche noiosamente), poi si deve cambiare attitudine mentale e giocare molto rapidamente. Un po’ come un maratoneta che deve giocarsi tutte le gare più importanti con lo sprint negli ultimi 100 metri, cercando di staccare l’avversario di turno.Se si gioca rapid o blitz è ovvio che si possano lasciare pezzi in presa, prendere doppi ecc., soprattutto se non si è Carlsen! Ormai i motori hanno dimostrato che gli scacchi a tempi superveloci non sono per gli umani. Sulla mossa decisiva con soli 10 secondi gli errori sono talmente tanti che un 2700 con 10 secondi a disposizione probabilmente gioca come un 1900 con 10 minuti. E non è un bello spettacolo.Cosa comporta il fatto che i tempi si accorciano sempre più? Diverse sono le conseguenze.Negli scacchi 3.0 (quelli del XXI sec., per intenderci) i finali utili sono solo quelli perché, per quelli più complessi, è dimostrato dalle gaffe dei SuperGM che non possono essere giocati in modo preciso, se il tempo è scarso; le aperture sono state ridimensionate, anche in questo caso basta la sintesi esperienziale acquisibile in 20-30 minuti su una determinata apertura (la è praticamente il riassunto di una monografia redatta da un forte giocatore o dall’intelligenza artificiale) e, anche se in partita si esce dall’apertura con uno svantaggio di 0.50, c’è tutto il tempo di rimediare, visto che il nostro avversario, causa il tempo ristretto, non giocherà sicuramente le mosse migliori. Idem dicasi della strategia, la cui utilità non va oltre quella che si apprende nella prima fase di approccio agli scacchi. sono (a detta di Ramesh, ma concordo) i tre fattori più importanti e sono fattori che si basano almeno all’80% sulla tattica. Il problema è che insegnare la tattica non è certo facile; se è banale elencare tutti i temi tattici più importanti, i matti in 2 o 3 mosse ecc., il giocatore medio (ma a tempi ristretti anche il GM) può non vedere ciò che dovrebbe aver imparato. Non a caso, se si analizzano le proprie partite blitz con la revisione di un motore, spesso si trovano errori tutto sommato banali. Cosa cambia nell’insegnamento della tattica? Non ha senso mostrare combinazioni stupefacenti, quanto velocizzare il giocatore a risolvere posizioni tutto sommato facili. Questo l’orientamento degli scacchi 3,0, dove la precisione resta importante, ma cede il passo alla velocità di calcolo e di soluzione della posizione. Con i tempi ristretti diventa fondamentale il concetto di trappola, di continuare sempre e a ogni costo, di giocare sul tempo ecc. Fattori che, inconsciamente, generano nello sconfitto reazioni alla Carlsen. Il gioco online (tipo il 3’+2” o il bullet) crea scacchisti a basso-medio livello che giocano aperture mediocri solo per non studiare, fanno sacrifici scorretti solo per guadagnare tempo sull’orologio, continuano sempre la partita anche quando è irrimediabilmente compromessa perché l’importante non è giocare bene, ma vincere una partita che comunque non conta nulla; ricordo l’anno scorso contro un 1500 ho promosso a tre Donne prima che abbandonasse, sperando fino all’ultimo nello stallo che in una partita classica è un “errore” veramente poco probabile.La formula di base del sistema Elo è la stessa per tutte e tre le cadenze (blitz, rapid e classica). La curva usata è quella della funzione logistica, ovvero:Dove:• EA​ è la probabilità attesa che il giocatore A vinca.• RA​ e RB​ sono i punteggi Elo dei giocatori A e B.Nell’ambito del sistema Elo, l’ampiezza attorno al punto centrale della curva logistica (cioè quanto è o la curva) dipende da un parametro di scala, che nel sistema Elo classico è fissato a 400.In altri termini, se si cambia questo valore, cambia la curva. Ogni scacchista mediamente esperto dovrebbe sapere che, giocando contro un giocatore più forte, si hanno maggiori probabilità di vincere se si restringe il tempo.Magnus ha perso in una partita bullet (1 minuto) contro Faustino Oro, un argentino di 10 anni. È avvenuto durante un evento online su Chess.com nel marzo 2024. All’epoca Oro aveva “solo” 2.325 punti. Il fatto che da allora sulle tre cadenze non è che sia migliorato granché (cioè non aveva un Elo sottostimato quando ha affrontato Carlsen) dimostra che, accorciando il tempo, aumenta la volatilità del risultato, spesso perché si accende quello che Aagaard chiama il Da queste considerazioni discende che la curva Elo non dovrebbe essere la stessa per le tre cadenze. Ecco come appare la situazione con valori di scala, 200, 400 o 600.

Osserviamo che una differenza di punteggio Elo di 400 punti dà una probabilità di vittoria praticamente nulla con K=200, una probabilità dell’8% con una scala = 400 e una probabilità del 18% con una scala = 600.
Riassumendo, se si vogliono accorciare i tempi di riflessione, si deve modificare la scala con un valore > 400.


Del maestro Roberto Albanesi segnaliamo anche un video in cui tratta dei cosiddetti scacchi 3.0 - ovvero di come si sono evolute le tecniche di preparazione nei nuovi scenari dell'agonismo scacchistico: https://www.youtube.com/watch?v=68TsliLaKGU


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